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Aikido

Giorgio Veneri

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Devo a lui l’opportunità che mi ha dato di viaggiare per Aikido. Veneri è stato un pioniere dell’Aikikai d’Italia ed un pioniere nella diffusione dell’Aikido in molti paesi dell’Est Europa.
Durante le sue “missioni” veniva spesso accompagnato da Aikidoka italiani. E così anche io gli chiesi se potessi accompagnarlo in uno dei suoi viaggi. Era il 1993 ed il viaggio che mi propose era la Russia, naturalmente mi sarei dovuto pagare il biglietto aereo. Non persi l’occasione e corsi in agenzia a prenotarmi il volo aereo.
Non sapevo allora che quella sarebbe stato il primo di molti viaggi verso quel paese.
In questi oltre 12 anni abbiamo contribuito a consolidare una Confederazione di Dojo sparsi nella grande Russia.
Sono molto orgoglioso di dichiarare che la loro sigla CRAG (Confederation of Russian Aikido Groups) è frutto della mia mente.

Poi fu la volta del Sud Africa.
Nel 1996 Giorgio ricevette una richiesta dalla Federazione Sudafricana (AFSA) di un Insegnate che potesse dirigere il seminario invernale e lui mi propose di andare.
In quella occasione durante l’Assemblea la Federazione decise di chiedere a Veneri di diventare il loro Direttore Tecnico in sostituzione del Maestro Kanetsuka che per molti anni non aveva potuto visitare il loro paese.
Successivamente io venni nominato Capo Istruttore della federazione e da allora ogni inverno (Luglio) mi reco in Sud Africa per dirigere la Winter School e per girare qualche Dojo.

Nel 2004 Veneri mi chiese di sostituirlo nel suo periodico viaggio in Giordania, era per me la conferma che c’era qualcosa che non andava. A marzo del 2005 ci lasciava.

Ebbi l’occasione di andarlo a visitare qualche settimana prima e quella fu la prima volta che mi comunicò lo stato della sua salute, era stato troppo orgoglioso da ammettere una debolezza.
In quella occasione mi disse che era contento della collaborazione che aveva avuto da me, e mi pregava di continuare.
La cosa buffa è che non sono mai stato un suo studente, e non ho nemmeno mai visitato il suo Dojo a Mantova, ma il legame che si è creato andava oltre la pratica.

Ancora una volta mi sento di dire: Grazie Giorgio.